top of page

Journaling: il mio esperimento di 60 giorni di scrittura quotidiana

Ti racconto l’esperimento che ho fatto tempo fa: scrivere nel mio diario ogni mattina per sessanta giorni consecutivi. Spoiler: quello che è emerso in quei sessanta giorni ha letteralmente dato forma al progetto che porto avanti oggi.



Prima di iniziare: liberiamoci dalle regole


Vorrei subito spendere due parole su una cosa che spesso ci blocca ancora prima di iniziare: l'idea che esistano regole rigide da seguire, un modo "giusto" di fare le cose.


  • Non ti serve scrivere tre pagine. Ieri ne ho scritta una riga. Una. E va benissimo.

  • Non devi scrivere necessariamente su carta. C'è stato un periodo in cui scrivevo su tablet, che tra l'altro permette di proteggere il documento con Face ID o impronta digitale. Più sicuro di così (soprattutto se convivi) non si può.

  • Non devi scrivere prima di colazione o in qualche momento mistico della giornata. Devi solo scrivere.


L'unica regola che mi sono data per questo esperimento? La costanza.

Ho sempre amato scrivere. Da piccola raccoglievo quaderni e penne come fossero reliquie preziose. Ma scrivevo solo quando ne sentivo il bisogno, quando ero ispirata. Questa volta volevo farlo diversamente: sessanta giorni consecutivi, senza censure, senza eccezioni, che fossi ispirata oppure no, dovevo scrivere. Anche perché avevo accumulato una quantità imbarazzante di quaderni e penne nel corso degli anni. Tanto valeva usarli, almeno avrei fatto un po' di decluttering!




I primi giorni: quando inizia a emergere


Giorno 1. Mi sono seduta, ho aperto il quaderno, ho iniziato a scrivere. E all'improvviso sono uscite fuori parole che non avevo mai pronunciato a voce alta. Desideri che avevo messo da parte per essere pratica. Scelte fatte solo per sicurezza economica, soffocando quello che veramente volevo.

È stato liberatorio, sì. Ma anche doloroso. Mi sono ritrovata con un amaro in bocca che mi sono portata dietro per ore. Perché quando scrivi senza filtri, non puoi più nasconderti da te stesso.


Giorno 2. Mentre scrivevo mi è venuta un'idea per quello che è ora il mio sito Internet (e che allora non esisteva): una sezione dedicata ai libri consigliati. Semplice, chiara. Sembrava la cosa più ovvia del mondo, considerando quanto mi piaccia leggere e quanto abbia appreso dai libri proprio nell’ambito della crescita personale. Eppure non ci avevo mai pensato prima.


Giorno 3. Il regalo di compleanno per mia zia, che cadeva proprio quel mese. Perfetto. Ed è emerso così, quasi per caso, tra le righe di pensieri apparentemente casuali.

E qui ho capito una cosa: il journaling ha anche effetti immediati. A volte ti regala chicche, idee spendibili all'istante.



Dal giorno 4 in poi: il materiale prende forma


Dal quarto giorno le cose rallentano. Alcuni giorni riuscivo a malapena a riempire una pagina: il tempo sembrava non esserci mai e, soprattutto, mi sentivo bloccata.

Ma anche quando pensi di non avere niente da dire, il semplice atto di scrivere ti aiuta a lasciare andare. Quei piccoli fatti quotidiani, quelle preoccupazioni che altrimenti ti terresti in testa per giorni: scrivendole, le liberi.

E poi succede qualcosa di interessante: iniziano a emergere schemi.

Esempio personale. C’è stato tutto un periodo in cui ero particolarmente ossessionata dall'estetica: facevo programmi su cosa migliorare del mio aspetto, mi lamentavo del budget sproporzionato speso nelle categorie "cura della persona" e "abbigliamento". Pagina dopo pagina, però, ho capito qual era il vero problema alla base: non era il mio aspetto bensì qualcos'altro, ma non ci sarei mai arrivata se non avessi notato lo schema.

Ancora: scrivendo di cose che ancora non avevo deciso, queste diventavano decisioni ormai prese. Scrivere semplicemente "sto pensando che forse non è una buona idea andare al matrimonio di Tizio" è diventato "non andrò al matrimonio di Tizio".


La scrittura chiarisce. Decide. Libera.



La magia di unire i puntini


Ma la cosa più affascinante del journaling è il "materiale di studio" che accumuli. Materiale che a distanza di mesi ti offre una spiegazione di tante parti di te stesso che non comprendevi o che erano sepolte. Quando scrivi ogni giorno, senza filtri, inizi ad accumulare dati su te stesso. E dopo settimane puoi unire i puntini.

Nei miei sessanta giorni sono emerse cose che non avrei mai immaginato di scoprire:

  • L'insoddisfazione profonda per la vita che stavo conducendo

  • Le aree della mia vita su cui avevo bisogno di lavorare (ad esempio, la sfera relazionale, la mia introversione, ecc).

  • Le idee per il progetto che oggi è diventato realtà (e che avevo in testa da anni)

  • I miei bisogni non negoziabili


Il fascino sta proprio nell’ unire i puntini. Vedere che quella frase del giorno 5 si collega con quella del giorno 23. Che quel pensiero ricorrente in realtà nasconde un desiderio profondo. Che quelle lamentele apparentemente casuali puntano tutte nella stessa direzione.

E poi c'è la bellezza, dopo un anno, di rileggere e notare le matasse che sei riuscito a sciogliere. Problemi che sembravano irrisolvibili, situazioni che ti facevano stare male. E ora, rileggendo, ti accorgi che non ci pensi più. Che hai trovato la via d'uscita.



Il journaling come strumento di introspezione (e non solo)


Credo che, dopo la psicoterapia, il journaling sia lo strumento di introspezione per eccellenza, quello più accessibile e al quale ci approcciamo già in tenera età - non avevi anche tu un diario segreto?


Ti regala autoconsapevolezza: riconosci emozioni e pensieri ricorrenti, capisci i tuoi desideri e le tue paure. Ma anche consapevolezza emotiva: scrivere ciò che provi in momenti di gioia, rabbia, tristezza o frustrazione ti permette di identificarne le cause e gestirle meglio.


Gestisce lo stress: esternare i pensieri su carta riduce l'ansia. Esprimere emozioni difficili libera la mente.


Stimola la creatività: nuove idee, soluzioni, riflessioni che non emergerebbero altrimenti. Non è un caso che Julia Cameron, nel suo celebre libro "The Artist's Way", abbia introdotto la pratica delle Morning Pages — tre pagine di scrittura a mano, a flusso di coscienza, fatte per prima cosa al mattino — come strumento fondamentale per sbloccare la creatività. Cameron stessa racconta di aver scritto un romanzo senza pianificarlo, grazie alle pagine del mattino che le hanno mostrato la strada.


Aiuta con obiettivi e crescita personale: tenere traccia dei tuoi progressi ti mantiene motivato e concentrato



Le difficoltà (e come superarle)


"Non ho tempo"

Il journaling non richiede ore. Ieri ho scritto una riga. Una. Bastano cinque minuti. E anche quelli contano.


"Ho paura che qualcuno lo legga"

Ci sono passata. Soluzione pratica: nascondere il quaderno tra materiali noiosi. Se il tuo coinquilino studia lettere e filosofia e tu studi ingegneria, metti il tuo diario tra gli appunti di termodinamica. O usa il digitale con protezione biometrica.


"Non so cosa scrivere"

Scrivi qualsiasi cosa. "Oggi non so cosa scrivere" è un ottimo inizio. Scrivi del caffè freddo. Del fatto che hai dormito male. Di cosa hai sognato stanotte. Parti da lì. Il resto viene da sé.


"Ho paura di affrontare emozioni scomode"

Questa è la più difficile. Ma è proprio lì, in quelle emozioni scomode, che trovi le risposte. Vai piano. Non serve scavare profondo ogni giorno. A volte basta scalfire leggermente la superficie.

Vale la pena ricordare che in alcuni casi scrivere di sé può diventare un modo per rimuginare troppo, per osservare la propria vita più che viverla, o per concentrarsi eccessivamente su ciò che non va. Sono effetti collaterali possibili, ma non inevitabili. Riconoscerli è già un modo per prevenirli. L'importante è che il journaling resti uno spazio di libertà, non un obbligo né una forma di autocontrollo.


"Non vedo risultati immediati"

La maggiorante dei benefici del journaling emergono nel lungo periodo. È un investimento su te stesso. I puntini si uniscono dopo settimane, mesi. Ma quando succede, ti cambia.



La rivelazione finale


Dopo i miei sessanta giorni, non c'è stata una singola grande rivelazione. È stato un insieme di scoperte, distribuite nel tempo, che insieme hanno formato un quadro chiaro.

Rileggendo, ho capito che stavo accumulando pezzi di me stessa che normalmente resterebbero dispersi. Pensieri, emozioni, desideri che emergevano solo per un momento e poi scomparivano nella routine quotidiana: il journaling quotidiano me li ha restituiti, tutti insieme, collegati.

È per questo che, anni dopo quell'esperimento iniziale, continuo a scrivere ogni mattina. Non sempre tre pagine. A volte una, a volte mezza, a volte una riga. Ma ogni giorno.

Perché quell'appuntamento con me stessa è lo spazio in cui mi faccio sentire, il momento in cui mi do lo spazio che merito.

Il journaling non risolverà tutti i tuoi problemi, ma, così come altre pratiche di introspezione, ti darà qualcosa di incredibilmente prezioso: te stesso. La tua voce. I tuoi desideri. La tua verità.


firma Alice

  • YouTube
  • TikTok
  • Instagram
  • Facebook
bottom of page