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Liberarsi del passato: come lasciar andare chi non sei più

Aggiornamento: 4 giorni fa


C'è stato un momento, qualche anno fa, in cui mi sono trovata davanti alla mia libreria con una sensazione strana. Quegli scaffali pieni di libri, dispense, appunti di corsi e percorsi di studio che avevo fatto con passione... improvvisamente non mi somigliavano più.

Non era nostalgia. Era qualcosa di diverso. Era come guardare i vestiti di qualcun altro e chiedersi: "Ma questi li ho davvero comprati io?"

Eppure, liberarmene non è stato semplice. Perché buttare quei materiali significava ammettere qualcosa che fa paura: che io ero cambiata. E che chi ero stata non definiva più chi stavo diventando.





Il peso invisibile delle cose che "potrebbero servire"


Sai quella voce che dice "ma se un giorno mi serve?"? Quella che ti convince a tenere libri che non aprirai mai più, appunti che non rileggerai, dispense che raccolgono polvere? Ecco, quella voce per me era potentissima.

E non era solo una questione pratica. Era molto più profonda. Tenere quel materiale era un modo per mantenere aperte delle porte. Come se lasciarlo andare significasse chiudere definitivamente un capitolo, bruciare dei ponti, ammettere che quella strada non era più la mia.

Marie Kondo, nel suo libro "Il magico potere del riordino" (che probabilmente conosci), parla del fatto che gli oggetti che teniamo "per sicurezza" o "per un futuro ipotetico" in realtà ci ancorano al passato o a versioni di noi che non esistono. E aveva ragione.

 



Il momento della resa dei conti


Continuavo a tornare su questa domanda: "Cosa sto tenendo che non mi serve più?"

Ho iniziato a fare un esercizio che ho trovato molto utile. Per ogni libro o materiale che tenevo, mi chiedevo:

  • Questo riflette chi sono oggi?

  • Se dovessi ricomprarlo/recuperarlo domani, lo farei?

  • Sto tenendo questo per me o per l'idea che qualcuno ha di me?

 Le risposte erano quasi sempre le stesse. No, no, e per l'idea che qualcuno aveva di me.



L'arte di lasciare spazio al nuovo


Una delle cose più belle che sono successe dopo aver liberato quegli scaffali è stata la sensazione fisica di leggerezza. Non sto esagerando. Vedere una libreria che rifletteva davvero i miei interessi attuali è stato come respirare aria fresca dopo essere stata in una stanza chiusa.

E, in quell'occasione, è maturata una consapevolezza diversa: ho iniziato a vedere il cambiamento non come un tradimento ma come un'evoluzione naturale e, se hai letto il mio post di gennaio, sai quanto sia importante per me il concetto di evoluzione. 

Inoltre, ho capito una cosa importante: quelle conoscenze non andavano perse: erano dentro di me, le avevo integrate. Non avevo bisogno dei libri per conservare ciò che avevo imparato. Come dice il proverbio zen: "Quando hai attraversato il fiume, puoi lasciare la barca."



Come ho fatto (consigli pratici)


Se ti riconosci in questa storia e vuoi provare anche tu a liberare spazio, ecco cosa mi ha aiutato:

1. Inizia con una categoria alla volta. Non svuotare tutta la libreria in un colpo. Inizia con, ad esempio, appunti universitari o libri di un corso specifico. Risulterà meno traumatico.

2. Usa la regola dei 6 mesi. Se non l'hai aperto/usato negli ultimi 6 mesi (e non hai un motivo specifico e concreto per tenerlo), probabilmente non ti serve.

3. Fotografa se hai bisogno. Se ti fa stare meglio, fotografa le copertine o alcune pagine significative. Avrai comunque un ricordo, ma senza l'ingombro fisico.

4. Ricorda: puoi sempre recuperare. Viviamo nell'era digitale: quasi tutto è reperibile online, in biblioteca, in libreria. Non stai perdendo nulla per sempre. Stai solo facendo spazio.

 

Su tutti questi passi mi ha aiutata tantissimo il libro di Irina Potinga, “Solo cose belle”; una lettura così illuminante che ho sentito la necessità di farlo leggere a mia madre!



La libertà del cambiamento


Oggi, quando guardo la mia libreria, vedo chi sono (non chi ero o chi pensavo di dover essere). E c'è spazio - letteralmente - per nuove scoperte, nuovi interessi, nuove direzioni.

E non mi pento di aver lasciato andare quella strada, perché quella strada mi ha portato qui. L'ho percorsa, mi ha insegnato qualcosa, e ora sto camminando su un'altra.

Non dobbiamo portarci dietro tutto ciò che siamo stati per essere chi siamo. Anzi, a volte è proprio lasciando andare che troviamo la direzione.



Domande per la riflessione


Ti lascio con alcune domande da esplorare nel tuo journal (se tieni un diario di introspezione) o semplicemente su cui riflettere:

  • Cosa stai tenendo "per sicurezza" che in realtà ti ancora al passato?

  • Se la tua libreria/casa dovesse parlare di te, racconterebbe chi sei oggi o chi eri ieri?

  • Di cosa avresti bisogno di liberarti per fare spazio a chi stai diventando?

     

     

Tratto il tema in questo video!


E tu? Di quale materiale, libro, o "versione di te" vorresti liberarti?


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