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Perché non riesci a raggiungere i tuoi obiettivi: capire il vero ostacolo attraverso l’introspezione

9 gen
Tempo di lettura: 3 min

Quante volte ti sei promesso che questa volta sarebbe andata diversamente? La palestra, lo studio di una lingua, un cambio di lavoro, un progetto personale. Parti carico, motivato, convinto. E poi, puntualmente, molli. E allora arriva il verdetto: “Sono pigro”, “Non ho abbastanza forza di volontà”, “Non fa per me” Etichette rapide, comode, definitive.

Ma se non fosse davvero questo il punto?



Il problema non è la motivazione (e nemmeno la disciplina)


Viviamo immersi in un’idea molto semplice: se vuoi davvero qualcosa, basta impegnarti di più. Se fallisci, significa che non lo volevi abbastanza. Così cerchiamo soluzioni sempre uguali: video motivazionali, frasi ispiranti, nuove promesse a noi stessi.

E magari funzionano per qualche giorno, ma poi tutto torna esattamente com’era prima.

Il motivo è uno solo: stiamo cercando di risolvere il problema sbagliato.

E mentre falliamo, diventiamo anche bravissimi a giudicarci. Ci definiamo pigri, inconcludenti, incapaci di essere costanti. Ci convinciamo di essere “fatti così”.Guardarsi dentro, invece, richiede tempo, energia e una buona dose di onestà. Molto più facile arrendersi a una spiegazione superficiale.



Il copione che si ripeteva (forse simile al tuo)


Per anni ho ripetuto lo stesso schema con la palestra: mi iscrivevo, frequentavo qualche settimana, poi mollavo.

La conclusione era sempre la stessa: “Non mi piace la palestra. Mi annoio. Non fa per me.” E mi sembrava una risposta sensata. Sufficiente. Definitiva.



Il primo livello: chiederti perché vuoi qualcosa


A un certo punto ho iniziato a farmi la classica domanda che tutti consigliano:“Perché voglio andare in palestra?”

Già questa domanda ti costringe a chiarire se quello che stai inseguendo è davvero tuo. Le mie risposte erano chiare: voglio un corpo forte per il futuro, voglio essere indipendente, voglio sentirmi fisicamente capace, pronta. Motivazioni solide e autentiche, eppure non bastavano.

Conoscere i tuoi perché non è sempre sufficiente a cambiare comportamento.



Il secondo livello: chiederti perchè non lo stai facendo


La vera svolta è arrivata quando mi sono posta un’altra domanda.“Perché NON lo sto facendo? Cosa mi impedisce DAVVERO di farlo?”

Non le scuse automatiche — tempo, soldi, distanza.Ma quelle più scomode. Quelle che non racconti volentieri.

Ho iniziato come sempre: “Mi annoio”, “Non mi piace”. Poi mi sono fermata a chiedermi se era vero, e la risposta è stata “no”. Alcuni esercizi mi piacevano, sentire il muscolo lavorare mi dava addirittura soddisfazione! Quindi non era noia.

Allora ho continuato a scavare. Ancora un perché. E poi un altro.



Il vero ostacolo 


La verità, alla fine, era questa: non era pigrizia la mia, era ansia sociale. Il disagio di stare in mezzo alle persone, la sensazione di essere osservata, la fatica delle interazioni. E, insieme a questo, una reale difficoltà con la costanza.

Quanti di noi si definiscono pigri quando sotto c’è tutt’altro? Paura. Ansia. Insicurezza. Esperienze passate. Esiste davvero la mera “pigrizia” o è solo un nome che diamo a qualcosa che non vogliamo guardare?



Quando capisci il vero problema, trovi la vera soluzione 


Solo dopo questa scoperta ho potuto trovare una soluzione adatta a me (non “quella che funziona per tutti”): il personal training. Un contesto uno a uno, niente sguardi addosso, una guida costante, una scheda di allenamento su misura.

Non ho risolto tutto in un giorno, ma finalmente sapevo dove intervenire. Se mi fossi fermata a “sono pigra”, sarei ancora lì, a iscrivermi e mollare. In loop.



Questo metodo non vale solo per gli obiettivi 


La parte più potente è che questo processo funziona ovunque.

Lo uso quando:

  • mi sento giù senza sapere perché

  • qualcosa mi infastidisce in modo sproporzionato

  • reagisco male a situazioni piccole

Scrivo: "perché mi sento così? Perché questa cosa mi ha dato fastidio?"

A ogni risposta, aggiungo un altro perché, fino a rendere tutto finalmente comprensibile.



Un esercizio pratico (se vuoi davvero provarci) 


Pensa a un obiettivo che continui a fallire. Quello che ti pesa di più.

  1. Scrivi perché vuoi raggiungerlo, andando a fondo.

  2. Poi scrivi — ed è la parte cruciale — perché NON lo stai facendo.

  3. Continua a chiederti perché finché non arrivi a qualcosa che ti mette un po’ a disagio.


Quello è il punto chiave, l’unico dal quale può nascere una soluzione reale.


L’introspezione non è veloce. Richiede tempo, onestà e molta gentilezza verso se stessi.

Ma ogni volta che scopri un nuovo perché, è come accendere una luce in una stanza buia.

E forse è proprio questo uno degli aspetti più belli della vita: scoprire che non abbiamo mai finito di conoscerci davvero.

firma Alice

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