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Perché non riesci a raggiungere i tuoi obiettivi: capire il vero ostacolo attraverso l’introspezione

Quante volte ti sei promesso che questa volta sarebbe andata diversamente? La palestra, lo studio di una lingua, un cambio di lavoro, un progetto personale. Parti carico, motivato, convinto. E poi, puntualmente, molli. E allora arriva il verdetto: “Sono pigro”, “Non ho abbastanza forza di volontà”, “Non fa per me” Etichette rapide, comode, definitive.

Ma se non fosse davvero questo il punto?



Il problema non è la motivazione (e nemmeno la disciplina)


Viviamo immersi in un’idea molto semplice: se vuoi davvero qualcosa, basta impegnarti di più. Se fallisci, significa che non lo volevi abbastanza. Così cerchiamo soluzioni sempre uguali: video motivazionali, frasi ispiranti, nuove promesse a noi stessi.

E magari funzionano per qualche giorno, ma poi tutto torna esattamente com’era prima.

Il motivo è uno solo: stiamo cercando di risolvere il problema sbagliato.

E mentre falliamo, diventiamo anche bravissimi a giudicarci. Ci definiamo pigri, inconcludenti, incapaci di essere costanti. Ci convinciamo di essere “fatti così”.Guardarsi dentro, invece, richiede tempo, energia e una buona dose di onestà. Molto più facile arrendersi a una spiegazione superficiale.



Il copione che si ripeteva (forse simile al tuo)


Per anni ho ripetuto lo stesso schema con la palestra: mi iscrivevo, frequentavo qualche settimana, poi mollavo.

La conclusione era sempre la stessa: “Non mi piace la palestra. Mi annoio. Non fa per me.” E mi sembrava una risposta sensata. Sufficiente. Definitiva.



Il primo livello: chiederti perché vuoi qualcosa


A un certo punto ho iniziato a farmi la classica domanda che tutti consigliano:“Perché voglio andare in palestra?”

Già questa domanda ti costringe a chiarire se quello che stai inseguendo è davvero tuo. Le mie risposte erano chiare: voglio un corpo forte per il futuro, voglio essere indipendente, voglio sentirmi fisicamente capace, pronta. Motivazioni solide e autentiche, eppure non bastavano.

Conoscere i tuoi perché non è sempre sufficiente a cambiare comportamento.



Il secondo livello: chiederti perchè non lo stai facendo


La vera svolta è arrivata quando mi sono posta un’altra domanda.“Perché NON lo sto facendo? Cosa mi impedisce DAVVERO di farlo?”

Non le scuse automatiche — tempo, soldi, distanza.Ma quelle più scomode. Quelle che non racconti volentieri.

Ho iniziato come sempre: “Mi annoio”, “Non mi piace”. Poi mi sono fermata a chiedermi se era vero, e la risposta è stata “no”. Alcuni esercizi mi piacevano, sentire il muscolo lavorare mi dava addirittura soddisfazione! Quindi non era noia.

Allora ho continuato a scavare. Ancora un perché. E poi un altro.



Il vero ostacolo 


La verità, alla fine, era questa: non era pigrizia la mia, era ansia sociale. Il disagio di stare in mezzo alle persone, la sensazione di essere osservata, la fatica delle interazioni. E, insieme a questo, una reale difficoltà con la costanza.

Quanti di noi si definiscono pigri quando sotto c’è tutt’altro? Paura. Ansia. Insicurezza. Esperienze passate. Esiste davvero la mera “pigrizia” o è solo un nome che diamo a qualcosa che non vogliamo guardare?



Quando capisci il vero problema, trovi la vera soluzione 


Solo dopo questa scoperta ho potuto trovare una soluzione adatta a me (non “quella che funziona per tutti”): il personal training. Un contesto uno a uno, niente sguardi addosso, una guida costante, una scheda di allenamento su misura.

Non ho risolto tutto in un giorno, ma finalmente sapevo dove intervenire. Se mi fossi fermata a “sono pigra”, sarei ancora lì, a iscrivermi e mollare. In loop.



Questo metodo non vale solo per gli obiettivi 


La parte più potente è che questo processo funziona ovunque.

Lo uso quando:

  • mi sento giù senza sapere perché

  • qualcosa mi infastidisce in modo sproporzionato

  • reagisco male a situazioni piccole

Scrivo: "perché mi sento così? Perché questa cosa mi ha dato fastidio?"

A ogni risposta, aggiungo un altro perché, fino a rendere tutto finalmente comprensibile.



Un esercizio pratico (se vuoi davvero provarci) 


Pensa a un obiettivo che continui a fallire. Quello che ti pesa di più.

  1. Scrivi perché vuoi raggiungerlo, andando a fondo.

  2. Poi scrivi — ed è la parte cruciale — perché NON lo stai facendo.

  3. Continua a chiederti perché finché non arrivi a qualcosa che ti mette un po’ a disagio.


Quello è il punto chiave, l’unico dal quale può nascere una soluzione reale.


L’introspezione non è veloce. Richiede tempo, onestà e molta gentilezza verso se stessi.

Ma ogni volta che scopri un nuovo perché, è come accendere una luce in una stanza buia.

E forse è proprio questo uno degli aspetti più belli della vita: scoprire che non abbiamo mai finito di conoscerci davvero.

firma Alice

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