Le relazioni come specchi: ciò che l’altro porta fuori di noi stessi
- introspetta

- 1 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 14 dic 2025
Quando qualcuno ci irrita, forse non ci sta mostrando chi è… ma chi siamo noi e non vogliamo vedere.
Ci sono momenti nella vita in cui una relazione ci mette davanti a qualcosa di noi stessi che non vogliamo vedere. E di solito succede quando siamo convinti che l’altro sia in netto contrasto con la nostra natura. Quante volte lo diciamo? “È l’opposto di me, non capisco come ho potuto iniziare frequentarlo!” Ma poi, se ci fermiamo davvero a riflettere, non è l’altro a irritarci… bensì la parte di noi che quell’altro ci mostra. Una parte che crediamo sbagliata, da reprimere, da rifiutare — mentre in realtà non è né giusta né sbagliata, o forse, semplicemente, la verità sta nel mezzo.
Due modi opposti di occupare lo spazio
Nella mia esperienza personale, questa dinamica è stata evidente.
Io sono quella che chiede sempre permesso: quando entro in una stanza, quando salgo in un’auto non mia, quando mi avvicino troppo a qualcuno.
Per me la distanza fisica è rispetto, e l’invadenza è qualcosa che ho sempre detestato.
Non voglio disturbare. Rimango un passo indietro, sempre.
Lui invece no.
Lui entra negli spazi senza pensarci troppo: spazi fisici (la prossemica), spazi ambientali (ambienti lavorativi riservati), perfino spazi relazionali, mostrando confidenza con le persone in un modo che, a me, sembra esagerato.
Io lo vedo come invadente. Lui, probabilmente, vede me come eccessivamente trattenuta.
Io penso che il mio modo sia “giusto”.
Ma chi lo dice? E, soprattutto: cosa sta cercando di mostrarmi tutto questo?
La risposta più sincera — e anche la più scomoda — è che mi sta mostrando una parte di me che ho nascosto così a lungo da aver dimenticato di possederla: la parte che osa, che si prende spazio, che non chiede scusa per esistere.
La metafora della strobosfera
Questo concetto potentissimo l’ho ritrovato nel libro “Riflettersi nelle relazioni: conoscere e migliorare se stessi usando gli altri come specchio” di Christian Junod e Evelyne Faniel , che descrive l’essere umano come una “strobosfera”: una sfera composta da moltissime facce, ognuna delle quali rappresenta un aspetto della nostra umanità.
La strobosfera include tutto: l’altruista, il tiranno, il creativo, il ladro, il coraggioso, l’egoista. Tutte facce ugualmente importanti, ugualmente legittime, nessuna migliore o peggiore delle altre.
Siamo completi solo quando abbiamo accesso a tutte le nostre facce. Eppure, durante la vita, per adattarci e farci accettare, impariamo a nasconderne alcune. Lo facciamo per essere amati, approvati, considerati “brave persone”.
Il problema è che, così facendo, diventiamo incompleti: la nostra strobosfera perde luminosità e smette di riflettere pienamente la nostra natura.
Ritrovare quelle parti, reintegrarle, è l’unico modo per tornare interi. E — indovina? — sono proprio le relazioni a mostrarcele, senza pietà.

relazioni come specchi
C’è una forma di intelligenza più grande di noi che ci porta a incontrare esattamente le persone capaci di far emergere ciò che abbiamo sepolto.
Se abbiamo difficoltà a porre limiti, attireremo chi non ne ha. È quasi matematico. E succederà finché non impareremo a fare ciò che ci è necessario per crescere.
È proprio questo l’effetto-specchio: si attiva quando la nostra reazione a un comportamento altrui è sproporzionata rispetto allo stimolo reale. Quelle frasi che tutti abbiamo pronunciato almeno una volta: “Non lo sopporto proprio”, “Mi irrita da morire quando fa così!”
Sono segnali. La relazione ci sta dicendo: “Ehi, questa parte che giudichi così duramente… forse è una parte tua che hai nascosto.”
Questo non vale solo per le relazioni di coppia. Anche un collega arrivato per caso, un capo che non abbiamo scelto, un’amicizia nata per coincidenza può diventare un potentissimo specchio.
Non solo i “bei momenti” possono insegnarci qualcosa: anche gli scontri, le frustrazioni, le irritazioni sono lezioni preziose. A volte sono le più illuminanti.
Relazione come palestra dell’anima
Le relazioni, soprattutto quelle di coppia, sono un terreno privilegiato per imparare chi siamo davvero.
Non scegliamo il partner ideale: scegliamo — o veniamo scelti da — il partner che più probabilmente ci aiuterà a crescere.
Non quello perfetto, quindi, ma quello perfetto per la nostra evoluzione.
Ogni relazione è un invito a guardarci allo specchio. A volte il riflesso è bello, altre volte è brutale. Ma è sempre un’occasione per diventare più interi, per non essere più vittime delle nostre ombre e trasformarle, invece, in risorse.
È allora che la relazione smette di essere un campo di battaglia e diventa un luogo dove scoprirsi, completarsi, fiorire.
E quindi? Chi ha ragione?
Alla fine, forse la domanda non è: “Chi ha ragione tra me e lui?”
Forse la domanda è: “Quale parte di me sta cercando di parlarmi attraverso lui?”
Le relazioni ci fanno da specchio.
Ci mostrano ciò che siamo, ciò che crediamo di non essere e ciò che potremmo diventare se solo avessimo il coraggio di guardare davvero.







